VIKING 1 & 2 (1976)

I RISULTATI DELLA MISSIONE VIKING

Photo Gallery

 

 inglese.JPG (2630 byte)

bigv.jpg (68559 byte)Dopo quasi dieci anni di progettazione, cambiamenti di disegno e variazioni di programma il complesso programma Viking, costato l'enorme cifra di un miliardo di dollari, prese il volo il 20 agosto ed il 9 settembre 1975, quando due sonde gemelle furono lanciate verso Marte. Avrebbero dovuto navigare per 643.000.000 di chilometri, impiegando più di un anno, per raggiungere il loro obiettivo. Ogni satellite consisteva in due parti distinte. Un orbiter per la cartografia dall'orbita, e un lander, che si sarebbe staccato dalla sonda madre per attraversare l'atmosfera azionando un paracadute frenante, fino a posarsi sulla superficie grazie all'ausilio di razzi frenanti e tre robuste gambe meccaniche.  Viking 1 entrò in orbita il 19 giugno 1976 con l'obiettivo iniziale di selezionare le zone di atterraggio per i due lander. Già tre sonde russe si erano perse in precedenza, e nessuno alla NASA/JPL era ansioso di far fare la stessa fine ai Viking. La scelta delle doveva essere accurata per eliminare ogni potenziale pericolo. Le immagini riprese dall'orbiter furono confrontate con rilievi radar effettuati dal grande radiotelescopio di  Arecibo, a Porto Rico. Alla fine si scelse l'area di Cryse Planitia ( lat. 22°,4 N, long. 47°,5 W) dove  Lander  1 si posò dolcemente il 20 luglio 1976. Una volta arrivato, il computer del lander, seguendo una sequenza prefissata, iniziò a risvegliare tutte le apparecchiature ed i sensori elettronici di bordo. Le telecamere, che potevano riprendere immagini tridimensionali iniziarono a scandagliare l'orizzonte, mentre uno spettrometro di massa iniziò l'analisi dell'atmosfera. Un braccio telescopico si alzò per registrare i cambiamenti climatici, la velocità dei venti, la temperatura e la pressione barometrica. Tutti questi dati erano trasmessi all'orbiter il quale poi li ritrasmetteva ai centri di ascolto sulla Terra. I dati impiegavano venti minuti per arrivare sulla terra ma non appena si svilupparono le prime immagini al JPL ci fu una vera, e meritata, apoteosi. Sei settimane dopo toccò a Lander 2 che si posò con successo nell'area di Utopia Planitia ( lat. 48° N, long. 226° W) a 7000 chilometri da Lander 1.

Tutti gli strumenti, composti da oltre trecentomila transistor, più di 2000 parti elettroniche, mille connettori elettrici e 37 valvole in miniatura (in quegli anni l'elettronica allo stato solido era ancora un sogno)  erano alimentati da un singolo generatore nucleare da 50 watt, una quantità di energia appena sufficiente  a far funzionare sulla Terra una semplice lampadina ad incandescenza!

Gli orbiter ed i lander Viking fornirono durante la loro vita operativa oltre 50.000 immagini. Sebbene fossero stati disegnati per operare durante un periodo massimo di 90 giorni in realtà funzionarono per molto di più. L'orbiter del Viking 1 funzionò ininterrottamente per quattro anni prima di rimanere senza carburante e non poter più provvedere a stabilizzare la propria orbita. Il  lander 2 smise di funzionare nel 1980, mentre il 2  continuò a trasmettere report settimanali fino al 1982,  quando un errata istruzione ricevuta da terra cancellò parte della sua memoria elettronica.

 

camorbiter2.jpg (45992 byte)   itorbiter.jpg (55345 byte)  

L'orbiter

 

 

 

camorbiter1.jpg (117097 byte)   camorbiter.jpg (54802 byte)  

Le telecamere

   

 

itlander.jpg (131260 byte)  

Il lander e la sequenza di discesa

 

   

 

test.jpg (98561 byte)  

Il Proff Gerald Soffen durante uno dei numerosi test del Lander (Gerald Soffer courtesy)

 

   

 

touch.jpg (34894 byte)  

Dopo giorni pieni di tensione il team decide di far scendere Lander 2 a Cryse Planitia

   

 

jpl.jpg (62891 byte)  

Il Mission Control Center del JPL

   

 

camlander0.jpg (52789 byte)  

L'immagine ci propone il gruppo di scienziati del progetto Viking, ed una foto del "Science Test Lander" riflesso su di uno specchio, fatta al JPL da una camera del lander. La foto ha richiesto dodici minuti d'esposizione. Gli scienziati a destra posarono per più tempo mentre i loro colleghi di sinistra se ne erano già andati.

camlander.jpg (48655 byte)   camlander1.jpg (51698 byte)  

Le telecamere del lander

   

 

camlander2.jpg (44606 byte)  

le immagini erano costituite da una sequenza di linee chiare e scure 

   

 

collector.jpg (50101 byte)     collector1.jpg (52776 byte)  

Il braccio meccanico dei landers

 

   

 

prima.jpg (63086 byte)

La prima immagine trasmessa da Lander 1

Obiettivi della missione

 

I principali obiettivi dei Viking erano: l'analisi dell'atmosfera e della sua meteorologia,  la cartografia completa di Marte, e l'analisi del suolo. Oltre a studiare le condizioni sulla superficie, i lander avevano inoltre, un compito assolutamente incredibile: cercare tracce di vita, presente o passata, sul pianeta rosso. A questo scopo, all'interno del lander vi erano tre piccoli scomparti (da 30 centimetri cubici l'uno) nei quali i tecnici del JPL avevano sistemato altrettanti piccoli laboratori microbiologici. All'esterno una pala meccanica avrebbe provveduto alla raccolta dei campioni da analizzare.

 

Inconvenienti

 

Data la complessità della missione, era pressoché inevitabile la comparsa di alcuni inconvenienti. Uno dei più seri riguardò il sismometro di bordo del lander 1. Questo strumento era stato immobilizzato per proteggerlo da urti e vibrazioni durante il lungo viaggio interplanetario e le manovre di discesa. Dopo 1’atterraggio, il suo braccio oscillante si doveva sbloccare automaticamente, cosa che invece non avvenne c a cui non e stato ancora posto rimedio. Un’analoga situazione si verificò anche per un altro essenziale dispositivo: il braccio incaricato di raccogliere campioni del suolo marziano. Questo braccio retrattile lungo tre metri era anche lui saldamente fissato per evitare guasti. Quando per una prova lo si fece estendere per 15 centimetri non riuscì più a rientrare mettendo cosi in pericolo la riuscita dell’intera missione. Per cercare di capire la ragione di questo inconveniente e per porvi rimedio gli scienziati del JPL hanno ripetuto 1’esperimento su un lander campione a terra, mettendo cosi in evidenza che la causa del blocco era una piccola leva lunga 7 cm che doveva cadere appena il braccio si muoveva e che invece, rimanendo al suo posto, ne ostacolava il movimento. Fortunatamente, al secondo tentativo, la levetta cadde a terra ed fu fotografata da una delle telecamere.

 

Lo spinotto che teneva bloccato il braccio

 

troublepin.jpg (29385 byte)Anche l’insieme del gas cromatografo e dello spettrometro di massa (GCMS) ha presentato problemi non indifferenti. Questo apparato, oltre a studiare 1’atmosfera, ha il compito di cercare i componenti organici nei campioni di terreno marziano. Gli strumenti biologici ricevevano dal braccio il campione come era previsto, ma il GCMS sbagliava a dare l’indicazione di " livello pieno ", informazione che dava automaticamente il via alla sequenza dell’esperimento. Essendo stata prevista questa eventualità il computer di bordo era stato programmato in modo che un altro campione venisse prelevato, ma esso rimase inattivo. Allora il braccio fu mosso con un comando da terra. Il robot si estese e raccolse un’altra manciata di terreno, ma nel ritrarsi si inceppò prima che il campione cadesse nell’apposito imbuto raccoglitore. A questo punto gli scienziati decisero di dare lo stesso il via all’esperimento partendo dal presupposto che il materiale raccolto la prima volta all’interno delle apparecchiature fosse in quantità sufficiente. Ed ebbero ragione dato che, dopo qualche tempo, iniziarono ad arrivare i primi risultati.

 

linearazzo.gif (489 byte)