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 Robot Esploratori

Ideato dall'italiano Paolo Fiorini il Frogbot rappresenta un interessante sviluppo

per il futuro utilizzo di robot esploratori


Il FROGPBOT


Fra i numerosi robot esploratori allo studio presso i laboratori della NASA, ne spicca uno per le sue particolari capacità di movimento. Si tratta di un piccolo robot saltatore, capace cioè di rotolare su se stesso e compiere lunghi balzi con il suo unico piede a molla, nato dal progetto di un nostro connazionale, il Dr. Paolo Fiorini (in collaborazione con il Dr. Joel Burdick del Caltech). Pesante 1,3 kg il robot saltatore è dotato di un solo motore per tutti i movimenti, una piccola telecamera, sensori di vario tipo ed un computer di bordo, in grado di gestire ogni azione in piena autonomia, il tutto alimentato da  pannelli solari.

Questa configurazione rende l’automa particolarmente adatto all’esplorazione di asteroidi e piccoli pianeti, “balzellando” sulla superficie e compiendo analisi del terreno. Il raggio d’azione (o di balzo) del prototipo è di 1,8 metri in gravità terrestre, una distanza che passerebbe a sei metri su un pianeta come Marte. Il salto come mezzo di locomozione è universalmente riconosciuto come il modo migliore per esplorare ambienti a bassa gravità, e già nel 1989 le sonde russe Phobos avevano un robot saltatore, detto HOPPER, concepito per esplorare l’omonima luna di Marte in una missione che poi andò perduta.


HOPPER


Un veicolo in grado di saltare gli ostacoli è infatti più efficiente di uno su ruote che è limitato nel superare rocce  del diametro stesso delle ruote oltre alla difficoltà nei movimenti per l’ovvia mancanza di aderenza dei pneumatici dovuti alla bassa gravità. Per le missioni esplorative del futuro oltre al frogbot, la NASA studia dozzine di  altri piccoli automi che comunque hanno tutti in comune gli stessi ostacoli da affrontare, e cioè superare rocce  e massi di gran lunga più grandi di loro.   Per questo saltare costituisce il miglior tipo di locomozione per automi di piccola taglia, ed essendo molto economici, concedono la possibilità di fabbricarne in un numero elevato per dar modo di esplorare simultaneamente vaste zone. Questa tecnologia, al momento ancora in fase di prototipo, consentirà fra tre quattro anni di esplorare asteroidi e pianeti raccogliendo campioni di suolo ed effettuano fotografie e misurazione.

Premiato con il titolo di “robot del mese” dalla rivista americana Discover,  l’automa è visibile presso il sito del JPL

 http://technology.jpl.nasa.gov/gallery/robotics/robot_index.ht ml .