Phobos  1 e 2 (1988)

 

 

Partendo dalla collaudata tecnologia delle sonde Vega che erano riuscite a scendere su venere nel 1984 e ad avvicinare la cometa di Halley nel marzo del 1986, i sovietici progettarono due nuovi laboratori spaziali che chiamarono PHOBOS 1 e 2 per una missione che prevedeva la prima esplorazione dell’omonimo satellite di Marte. Le navicelle, che pesavano complessivamente 6200 kg, erano costituite principalmente da un modulo cilindrico pressurizzato per gli strumenti scientifici e da una struttura di base, per i propellenti ed i motori di navigazione, che per forma e dimensioni era simile a quella già utilizzata in passato per le sonde d’esplorazione lunare “LUNA”. Entrambe trasportavano un Lander che però era diverso per ognuna. PHOBOS 1 aveva un modulo, detto PENETRATOR, in grado di piantarsi nella crosta di Phobos per poi analizzarne la composizione. PHOBOS 2 invece avrebbe utilizzato una sonda di forma emisferica chiamata HOPPER, che aveva scopi analoghi al PENETRATOR ma in più era dotata di un rivoluzionario sistema a molla, che gli avrebbe consentito di spostarsi sulla superficie del satellite con balzi di almeno 20mt.

Oltre alla missione primaria su Marte, le due sonde avevano il compito d’analizzare la corona e la cromosfera solare,  misurandone l’intensità e la temperatura del plasma durante il viaggio di 120 milioni di km verso il pianeta rosso. Una volta giunte a destinazione, PHOBOS 1 avrebbe, in particolare, studiato la ionosfera di Marte, mentre PHOBOS 2 avrebbe eseguito delle mappe termiche della superficie grazie ad uno strumento chiamato TERMOSCAN, in grado di rilevare la temperatura del pianeta.

Sebbene lanciate con successo nel luglio del 1988 ancora una volta Marte si rilevò stregato per i russi.  A due mesi dalla partenza, e dopo aver eseguito 15 delle 50 sessioni osservative previste, PHOBOS 1 iniziò a ruotare senza controllo a causa di un comando errato partito accidentalmente dal centro di controllo. Le sue analisi però, unite a quelle della sonda sorella, permisero agli scienziati di conoscere meglio il comportamento del Sole, come ad esempio  l’emissione di particelle cariche ad alta velocità provenienti da “buchi” nella corona.

Con la prima sonda fuori uso tutte le attenzioni furono rivolte a PHOBOS 2 che, il 29 gennaio del 1989, raggiunse Marte immettendosi in orbita ellittica. Una volta a destinazione la navicella iniziò una serie di manovre che la portarono su un’orbita circolare, di 9400 km, tale da consentirgli d’effettuare un primo incontro ravvicinato con Phobos ad una distanza di 35 km. Successivamente, con manovre sempre più precise, la distanza si ridusse a 2 km fino a giungere a meno di 50 mt. Il 21 marzo la sonda riuscì ad entrare nell’orbita utile e ad avvicinare nuovamente il satellite iniziando la preparazione per l’avvicinamento finale. Una volta giunto alla distanza minima, il veicolo si sarebbe dovuto porre in stazionamento sulla superficie di Phobos per 15 ÷ 20 minuti controllato e mantenuto in quota da un radio altimetro.

 A questo punto un raggio laser (di 1,6 micron di lunghezza d’onda a impulsi di 10 nanosecondi di durata e dall’energia di 0,5 joule) avrebbe iniziato a colpire la superficie del satellite. Il sistema, detto LASER-D e frutto della cooperazione con Cecoslovacchia, Bulgaria e Austria, avrebbe dovuto vaporizzare parte della roccia per consentirne l’analisi spettrale.

Oltre al “cannone laser” la sonda avrebbe dovuto liberare il modulo HOPPER, ed il lander fisso chiamato "Penetrator" che tramite tre "artigli si sarebbe saldamente ancorato alla superficie del satellite per analizzarne la composizione. L' evento era stato pianificato per il 9 aprile. Tutto sembrava andare per il meglio quando, improvvisamente, il sistema d’assetto della sonda smise di funzionare, forse ingannato dai dati del radio altimetro. La perdita d’allineamento con il Sole e la Terra ebbe come conseguenza l’interruzione dei collegamenti radio e il calo dell’energia elettrica prodotta dai pannelli solari. Tutti i tentativi di riprendere contatto furono inutili, anche perché non il computer di bordo non prevedeva un sistema di riserva, e la missione  andò persa proprio pochi attimi prima della storica impresa. PHOBOS 2 comunque raggiunse molti degli scopi scientifici prefissati che uniti ai dati ricavati dalle sonde americane Viking aumentarono la ns. conoscenza di Marte. In particolare la sonda eseguì 37 fotografie  di Phobos ed una mappatura termica completa di Marte oltre a misurare in modo preciso il volume di dispersione nello spazio dell’atmosfera marziana.

 

La sonda Phobos e particolare dell'Hopper

 
       
     
       
 

Il Termoscan

 
       
 

Uno dei pannelli solari

della sonda Phobos

 
       
       
       
 

Phobos da 32 km

 
       
 

Phobos da una distanza

di 2000 metri

 
       
 

Fotografia del satellite Phobos

 
       
 

Immagine termografica di Marte

eseguita dal Termoscan della sonda Phobos