Giovanni Virginio Schiaparelli (1835 - 1910)

 

 

Se la grandezza di un uomo può essere valutata dal numero e dall’importanza delle onorificenze che ha ottenuto Giovanni Virginio Schiaparelli fu ben grande. Ricevette la medaglia d’oro della Società Italiana dei XL, per due volte il premio “Lalande” dell’Accademia di Francia, la medaglia  d’oro dell’Accademia Imperiale Germanica, la Medschiapparelli.jpg (9070 byte)aglia doro della Reale Accademia di Londra. Nel 1889 fu  nominato senatore del Ragno. Tutti premi veramente meritati. Basta solo pensare alla modestia  di quest’uomo, schivo di ogni onore e solo dedito ai suoi amati studi. Si racconta che, leggendo sui giornali la notizia che il professor Schiaparelli, senz’altra indicazione, era stato nominato senatore, egli pensò si trattasse dello zio materno Luigi, professore di geografia e membro dell’Accademia delle Scienze, al quale scrisse immediatamente un biglietto di felicitazioni e di augurio. Schiaparelli fu astronomo. La sua opera scientifica è di una vastità immane. Scrisse centinaia d’opere di astronomia, di matematica, di meteorologia, di storia di scienze, compi e catalogò migliaia di osservazioni sui corpi celesti da cui trasse geniali teorie, ancora in parte valide. Non solo, per poter leggere nella lingua originale le opere di astronomia dell’antichità, si dedicò da solo allo studio della lingua greca, ebraica e babilonese. Giovanni Schiaparelli nasceva il 14 marzo del 1835 a Savigliano, in provincia di Cuneo, dove il padre amministrava una fornace. Da lui imparò a riconoscere le principali costellazioni. Fin da ragazzo amava contemplare il cielo stellato e una sera, e aveva poco più di sei anni quando rimase fortemente colpito da una pioggia di stelle cadenti. Fu quella la svolta della sua vita. Infatti, divenuto adulto, studiò per decine d’anni questi corpi celesti riuscendo a darne la spiegazione della loro origine.  Compiuti gli studi elementari sotto l’insegnamento del padre,  frequentò il ginnasio di Savigliano, poi andò all’Università di Torino, dove si laureò nel 1854, come ingegnere idraulico e architetto, all’età di soli diciannove anni! Ma non trascurò mai la sua antica passione per l’astronomia verso la quale si sentì sempre più attratto.  Avendo saputo che gli studi astronomici erano molto approfonditi in Germania, si mise a studiare il tedesco per seguire i nuovi risultati scientifici direttamente dai libri tedeschi.  Erano ormai trascorsi due anni dal conseguimento della laurea senza che Schiaparelli avesse ancora iniziato l’esercizio della sua professione. Il motivo era logico, si sentiva poco adatto a fare l’ingegnere e a trattare affari, la sua vera passione era lo studio del cielo ma non aveva il coraggio di dirlo al padre.  A toglierlo da quella situazione incerta fu l’arrivo di una cometa. L’astro, secondo le previsioni, doveva giungere in vicinanza della Terra nell’anno 1856, tre secoli dopo la sua ultima apparizione, e Schiaparelli colse l’occasione per rompere gli indugi e mettersi a studiare il percorso dell’astro. Le sue analisi matematiche riempirono due volumi di calcoli e note scritte in italiano, in latino, in greco, in tedesco  e in inglese. Un’opera sua opera che gli fece ottenere numerosi riconoscimenti ed un premio per continuare i suoi studi all’estero. Si recò dapprima a Berlino dove studiò astronomia e, contemporaneamente, seguì corsi di filosofia, geografia antica e moderna, meteorologia, storia della fisica, matematica. Si recò quindi presso l’osservatorio astronomico di Pulkovo, presso Pietroburgo e là eseguì osservazioni e calcoli sotto la guida d’illustri astronomi. Nel 1860 Schiaparelli, ormai astronomo affermato, rientrò in Italia dove venne nominato dapprima secondo astronomo e poi Direttore dell’osservatorio di Brera in Milano. A Brera rimase per quarant’anni, continuamente occupato nelle sue osservazioni e ricerche. Nel 1865 si sposò con Maria Comotti, e dal matrimonio nacquero due figli e tre figlie. Nel 1900, a 65 anni colpito da una malattia agli occhi che lo stava privando della vista, lasciò la specola e si ritirò a vita privata. Ma non andò a riposo, al contrario cinstunuò a lavorare, anche con un fitto carteggio con P. Lowell che lo stimava moltissimo, sino all’anno della sua morte che avvenne nel 1910. Schiaparelli fu, e resta il più grande astronomo italiano, per tutti noi indissolubilmente legato alle sue strabilianti osservazioni di Marte ed alla nascita del mito dei “canali di Marte”.

 

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Il pianeta Marte la sera del 16 maggio 1890

 

Le osservazioni di Marte

 

Nel 1877 durante un’opposizione di Marte estremamente favorevole  Schiaparelli, allora Direttore dell’Osservatorio di Milano, utilizzò il telescopio Merz, da 218 mm di diametro, della specola situata sulla sommità del cinquecentesco palazzo di Brera, per iniziare una sistematica osservazione del pianeta rosso. Le conoscenze sul pianeta erano, al tempo, alquanto scarse, anche se vari osservatori avevano già tracciato centinaia di disegni, mentre l’unica carta dettagliata disponibile era quella pubblicata da Proctor nel 1867. Al tempo delle sue prime osservazioni, Schiaparelli era già un astronomo famoso ed autorevole, per aver scoperto il pianetino Esperia, ed aver spiegato scientificamente la vera natura delle stelle cadenti. Durante le sue precise osservazioni scoprì nuovi mari, isole e continenti ma, soprattutto, segnalò la presenza di formazioni regolari che somigliavano a canali che scatenarono la fantasia di chi voleva il pianeta abitato da esseri intelligenti.

     

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Il pianeta Marte la sera del 15 settembre 1892

 

Il temine canali, comunque, era già stato utilizzato nel 1859, dal gesuita Padre Angelo Secchi che, durante le sue osservazioni di Marte, volle identificare in questo modo alcune lunghe e regolari striature che apparivano sulla sua superficie. Schiaparelli, inizialmente, associò i canali a formazioni di tipo naturale, ma in seguito considerò la possibilità che fossero di natura artificiale. In un articolo titolato "La vita su Marte", egli salì in groppa all’ippogrifo della fantasia, (una metafora che utilizzava quando soleva parlare delle sue ipotesi più ardite), ed immaginò il regime delle acque di Marte costruito e regolato dagli abitanti del pianeta rosso. Un’osservazione logica per quel tempo, in quanto era comune credenza che 1’acqua scorresse libera sulla superficie del pianeta, e che gli    stagionali cambiamenti di colore, fossero da addebitarsi alla presenza di mari e grandi foreste. A Schiaparelli si devono i primi planisferi dettagliati del pianeta nei quali utilizzò, per la prima volta, una nomenclatura in latino delle formazioni osservate. I nomi erano tratti dall’antica geografia e dalla mitologia. Questa nomenclatura, fu in seguito accettata universalmente dalla comunità scientifica. Solo di recente è stata in parte modificata, per meglio adattarla ai nuovi particolari ottenuti  dalle sonde spaziali.

     

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Il telescopio grande della Specola di Brera

L'obiettivo da 49 centimetri fu costruito a Monaco da Mertz

     
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Carta di Marte - Osservazioni eseguita dal 1877 al 1909

     
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"Geminazioni" dei canali

Osservazioni eseguite nel periodo 1881 - 1888

     
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Mappa di marte (1881 - 82)

     
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Mappa di marte (1884 - 84)

     
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Emisfero Boreale  - 1890