Cerulli Vincenzo

 

 

Vincenzo Cerulli nacque a Teramo e si laureò in fisica a Roma nel 1881 per poi andare in Germania a perfezionare i suoi studi dal 1882 al 1885 al Rechen Institut e negli Osservatori di Bonn e Berlino. Rientrato in Italia, divenne assistente di padre Tacchini all’Osservatorio del Collegio Romano. Nel 1890 avviò i lavori per dotarsi di una specola privata. Su una delle verdi colline che circondano Teramo, naswceva un osservatorio dal pittoresco nome di Collurania. Qui, utilizzando uno strumento costruito da Cooke di 40 cm di apertura, (tuttora in attività). iniziò a studiare il cielo ed in modo particolare Marte. Durante l’opposizione del 1894 eseguì una prima serie d’osservazioni che però non ritenne di pubblicare considerandole dei semplici esercizi di areografia. Solo dopo le opposizioni del 1896 e del 1899 pubblicò le sue relazioni, che suscitarono un grande clamore nell’ambiente scientifico, perché esse contenevano la chiave di lettura dei canali. Cerulli presentò i suoi planisferi, coperti di reticolati di linee sottili, come stadi della visione paragonabili a quelli passati dal Cassini e dal Fontana. Fu proprio a Collurania che Cerulli, osservando pazientemente Marte, giunse alla sua idea di «proiezione e interpretazione psicologica» come meccanismo percettivo che porta all’illusione di vedere i canali. Eletto presidente della Società Astronomica Italiana, studiò a lungo anche gli asteroidi, scoprendo il 2 ottobre 1910 Interamnia, sesto pianetino in ordine di grandezza, con un diametro di 334 chilometri. Cerulli partì dal fatto che la visione che abbiamo di Marte,con ingrandimento massimo di 600 volte, era paragonabile a quella della Luna osservata ad occhio nudo. Quindi si chiese cosa saremmo in grado di capire della topografia lunare senza l’ausilio dei telescopi. Concludendo che Marte si trovava nella stessa situazione, l’astronomo iniziò una lunga serie d’osservazioni del nostro satellite ad occhio nudo constatando le macchie e le strisce che si potevano vedere erano impossibili da utilizzare per trarne conclusioni scientifiche certe. Esaminando i canali di Marte, Cerulli notò che se fossero delle linee reali tracciate sul pianeta, avrebbero dovuto vedersi meglio con l’avvicinarsi del pianeta, cosa che non accadeva. Alcuni dei canali visibili nel luglio del 1896, con un disco di Marte di 7», restavano ancora uguali nel febbraio del 1897, con un diametro di 17». Anzi, alcuni apparvero addirittura più stretti!

L’astronomo di Teramo notò ancora che i canali, avrebbero dovuto vedersi meglio al centro del pianeta che ai bordi, mentre, al contrario, questi si vedevano meglio di scorcio quando diventavano più larghi e scuri! Ragionando su queste due constatazioni, Cerulli concluse che erano gli occhi, o meglio i cervelli, degli osservatori che costruivano arbitrariamente i canali, li dove elementi piccoli, tenui e confusi del pianeta erano impossibili da distinguere e separare. Cerulli chiamò queste zone di macchie confuse Fasce Madri, e determinò che, quando le Fasce Madri superavano una certa grandezza, le percezioni visive provenienti dagli occhi costringevano il cervello a raggrupparle in più linee invece che una. Ecco spiegato il fenomeno delle Geminazioni. Queste constatazioni scatenarono una lunga diatriba sulla reale consistenza dei canali, ma i fatti diedero regione al Cerulli, non appena gli strumenti ottici aumentando il loro potere risolutivo, risolsero i canali di Marte in una miriade di piccoli particolari che il grande Antoniadi riuscì a vedere nel 1909, grazie al rifrattore da 83 cm. dell’osservatorio di Meudon.  Nel 1917 avviò le pratiche per donare l'osservatorio allo Stato: il passaggio di proprietà avvenne nel 1919.
 

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Se ci poniamo questo disegno a 20 metri di distanza potremo

personalmente verificare quanto Cerulli avesse ragione