La Vita su Marte

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BATTERI MARZIANI E TERRESTRI - I BIOMINERALI

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La ricerca della vita su Marte era per i Viking la missione principale. Una ricerca dedicata a rilevare tracce di vita attuale o preistorica. Le due sonde portavano a bordo un vero e proprio laboratorio di biologia miniaturizzato che pur essendo sicuramente troppo limitato per una ricerca così importante costituiva comunque un primo importante passo. I risultati furono deludenti e l'esito delle tre analisi diedero corpo a una risposta finale ambigua e contrastante eludendo le attese dei biologi.

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Il (presunto) batterio marziano trovato su ALH84001

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Anche da un punto di vista planetario lo studio minuzioso di tutti i dati in nostro possesso, ricavati dalle osservazioni astronomiche e dai satelliti inviati ad esplorare il pianeta rosso ci danno informazioni fra di loro contraddittorie. Ad esempio se da un lato è vero che la pressione atmosferica corrisponde a quella terrestre a 30.500 metri sul livello del mare, per cui non esiste nessuna protezione dalla radiazione ultravioletta, e ci si deve aspettare di trovare una superficie sterile e piena di radiazioni, è anche vero che un tempo, sicuramente, su Marte la pressione atmosferica doveva essere molto più elevata di quella odierna e tale da consentire l'esistenza di acqua allo stato liquido, come le immagini dei letti prosciugati di laghi e fiumi ci testimoniano.

 

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Laboratori dove si studia il comportamento di piante terrestri in condizioni atmosferiche marziane

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Altro importante elemento a favore della vita la presenza accertata, di ghiaccio d'acqua in entrambe le calotte polari, e la formazione di nebbie di vapore acqueo sui fondovalle, nelle gole e nei crepacci marziani. La presenza di acqua, " culla della vita ", preoccupa non poco i biologi terrestri consapevoli di quanto la vita sulla Terra possa preservarsi e sopravvivere anche in condizioni estreme, e pur se eccitati dall'idea di scoprire nuove forme di vita extraterrestre, sono allo stesso tempo preoccupati che il prelievo di campioni di suolo marziano, da trasportare nei laboratori a Terra, possano contenere microrganismi pericolosi per l'intero ecosistema terrestre. Gli stessi scienziati inoltre non sottovalutano il pericolo di un contatto accidentale fra eventuali microrganismi marziani e i futuri astronauti che esploreranno il pianeta.

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Sopravvivenza del  cactus da 60 a 300 giorni in ambiente marziano

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A destra una pianta introdotta in ambiente marziano.

A sinistra un'altra a cui è stata data acqua da un ramo.

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Comportamento della Haworthia, pianta di origine africana.

Dopo 30 giorni la pianta è deperita ma, al centro, sono spuntate nuove gemme!

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Nello stesso tempo si ritiene di vitale importanza che non avvenga il contrario, e cioè che l'uomo stesso con i suoi macchinari non contamini con microrganismi terrestri il suolo marziano, e se disgraziatamente lo avesse già fatto questi non vengano scambiati per forme di vita indigene. Come si vede il problema è di enorme importanza e coinvolge numerosi gruppi di studio e tutte le agenzie spaziali interessate all'invio di sonde sul pianeta con lo scopo di recuperare campioni di suolo marziano. Gli stessi scienziati dovranno inoltre studiare accuratamente i luoghi destinati al recupero dei campioni ,individuando sul pianeta i possibili siti di nicchie ecologiche, non solo vicino ai poli ma anche all'equatore dove il ghiaccio, se non l'acqua stessa potrebbe essere isolata dalla superficie da appena 500 metri di suolo e roccia. I campioni, prelevati con le massime precauzioni, potranno così contenere tutte le informazioni necessarie a dare le giuste risposte.

E' quindi imperativo scongiurare il pericolo di esaminare campioni prelevati in zone poco idonee col rischio di ottenere dei risultati negativi che determinerebbero sicuramente l'avvio di imprudenti missioni esplorative. Per quanto riguarda l'eliminazione dei rischi legati al trasporto su Marte di microrganismi terrestri, partendo dall'unica esperienza di decontaminazione fatta finora con le sonde Viking, un apposito gruppo di studio internazionale sta rivolgendo la massima attenzione alle procedure adottate per la sterilizzazione di tutti i componenti riguardanti le prossime missioni. Un problema molto più facile a dirsi che da farsi, in quanto non tutte le delicate apparecchiature trasportate sono in grado di sopportare le stesso tipo di trattamento, gas o radiazioni, senza rischi di danneggiamento.

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