Gli EDITORIALI

di Stefano CAVINA

 

La maledizione del Pianeta Rosso

 

 

Se la fosse andato tutto bene la missione russa da 163 milioni di dollari avrebbe raggiunto l’orbita di Marte, si sarebbe posata su Phobos e ne avrebbe riportato a terra dei campioni di suolo nel 2014, ma la “maledizione” del Pianeta Rosso continua a perseguitare i russi.

Il lancio eseguito l’8 novembre senza clamori ha avuto un problema subito dopo l’ingresso in orbita della navicella. Il problema si è subito dopo il suo distacco dal lanciatore Zenit, ci sarebbe dovuto essere la conferma della accensione dei razzi per la sua immissione nella rotta trans-marziana ma nessuna comunicazione è più giunta a terra dopo la separazione.

All’inizio si è pensato alla perdita immediata della navicella ma in seguito il telerilevamento ha individuato Grunt in una stabile orbita terrestre. Le analisi indicano come causa del fallimento una avaria al computer di bordo che non avrebbe dato il necessario segnale di avvio ai motori di spinta. I tecnici avevano solo tre giorni di tempo, limite dato dalle batterie di bordo, per cercare di riavviare il computer immettendo nuovamente il programma ma anche questo tentativo è fallito ed ora la navicella è solo un altro dei tanti detriti spaziali ch orbitano pericolosamente intorno al nostro pianeta.

Phobos-Grunt portava anche la prima sonda marziana cinese, chiamata Yiunghuo-1 che si sarebbe dovuta staccare dalla navicella russa una volta arrivati nei paraggi di Marte per studiarne la sua atmosfera.

Phobos-Grunt è il quarto fallimento consecutivo dei russi in missioni marziane, dopo Phobos 1 & 2 lanciate nel 1988 che si sono perse nello spazio (solo l’ultima è riuscita ad avvicinarsi a Phobos prima di perder il segnale) è seguita la Mars 96 (lanciata nel 1996 e ricaduta in mare per un problema al lanciatore. Di tutte le missioni marziane russe complessivamente solo la metà è risuscita ma sempre e sfortunatamente con scarsi risultati. Questo nuovo fallimento pone seri problemi alla neonata Agenzia russa RIA Novosti e dimostra che non basta l’orgoglio di tecnici e scienziati per una missione interplanetaria occorrono idee chiare e fondi adeguati, ora non ci resta che aspettare il lancio della americana Curiosity atteso per il 25 novembre. L’attesa è forte perché si tratta di una missione molto complessa che presenta numerose incognite in quanto si tratta del primo veicolo a propulsione nucleare lanciato verso Marte ed il primo a scendere sulla superficie tramite una gru volante.

 

  Stefano CAVINA

Direttore di Pianeta-Marte.it