Gli EDITORIALI

di Stefano CAVINA

 

 

Infiniti Oceani

 

Per prima cosa chiedo scusa ai lettori per il mio prolungato silenzio, detto questo vorrei dedicare questo mio pensiero di settembre ad una curiosa coincidenza. Pochi giorni fa mi è capitato di leggere due articoli fra loro distanti ben 52 anni ma entrambi riguardanti i misteri dei nostri oceani. Il primo, comparso sulla rubrica Curiosità Scientifiche di Urania del 2 gennaio 1958, il secondo, su National Geographics a firma Mario Tozzi.

 

Nell’articolo del 1958 si esaltavano le inesauribili ricchezze dei nostri mari, il petrolio, lo sfruttamento ittico e la coltivazione delle alghe, in un susseguirsi di inimmaginabili benefici che presto la scienza e la tecnica avrebbero portato all’umanità, una umanità che si sarebbe trasferita in parte sotto i mari per vivervi e lavorare. Nel suo articolo Mario Tozzi torna sull’argomento oceani ma indicando le incredibili scoperte fatte sulle dorsali oceaniche ove la profonda spaccatura dovuta al movimento delle zolle tettoniche fa fuoriuscire magma e acque termali che consentono la vita a creature incredibili, che mai avremmo supposto potessero esistere sul nostro pianeta. In particolare questo articolo si conclude con queste parole:

 

<<Se si pensa che conosciamo meglio la superficie di Marte che il fondo dei mari, forse potrebbe essere utile destinare a questo tipo di ricerca finanziamenti più consistenti>>.

 

Questi due pezzi mi hanno fatto riflettere sulla attuale situazione di esplorazione dello spazio da parte dell’uomo, ferma da oltre quaranta anni.

 

Forse sarà pure vero che ne sappiamo più su Marte che dei nostro oceani, ma se ne parla fin del 1958 (e anche da prima) fino ad oggi cosa abbiamo fatto, per quale motivo non abbiamo aperto le frontiere marine a tutti? Forse per lo stesso motivo per cui dopo la sfida politica della Luna, non abbiamo più esplorato lo spazio con navicelle pilotate da uomini?

Forse che tutto ciò che “gira” intorno all’uomo è regolato dall’egoismo, e dal profitto? Siamo veramente degli esseri unici che non hanno trovato ancora la loro via oppure solo un ramo discendete da un comune scimmiesco antenato? Se leggiamo i giornali e guardiamo la televisione forse la risposta la troviamo nelle nostre azioni quotidiane. Io ci mediterei sopra.

Stefano CAVINA