Gli EDITORIALI

di Stefano CAVINA

 

 

OBAMA CANCELLA LA LUNA

 

E’ sulla bocca di tutti da settimane, il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama ha chiesto la cancellazione del programma spaziale Constellation, quindi niente più Luna.

Ma la cancellazione di Constellation non costituisce la fine della visione americana indicata dal precedente Presidente Bush nel 2003, in realtà si tratta di altra cosa: vedere in faccia la realtà.

La realtà che Constellation altro non era che un ritorno al passato, pur con tecnologie moderne. Un pozzo senza fondo ove il denaro pubblico precipitava senza un programma ben preciso di ritorno alla Luna.

Quando nel 2003 l’Amministrazione Bush annunciò la nuova Visione per lo Spazio, c’era l’urgenza di mettere a terra la vecchia flotta di shuttle, dopo l’ultimo tragico volo del Columbia, che era costato la vita a sette astronauti. Secondo la Visione, gli shuttle sarebbero stati ritirati dal volo attivo alla fine di quest’anno con il completamento della Stazione Spaziale e si sarebbe proceduto rapidamente ad un sostituto (la navicella Orion) per raggiungere l’orbita bassa terrestre.

La nuova Amministrazione ha però visto la realtà dei fatti, dopo sette anni di sforzi il programma Constellation ha accumulato un grosso ritardo sui tempi di sviluppo inizialmente previsti, mentre i costi hanno superato abbondantemente le previsioni iniziali. Più tempo e più soldi, questo chiedeva la NASA anche se era evidente che, di questo passo non c’era nessuna speranza di sviluppare il vettore Ares-I, completare la navicella Orion, ed iniziare la progettazione del Modulo Lunare Altair , per permettere una missione lunare entro il 2020.

 La proposta fatta al Congresso da Obama è la seguente, cancellare Constellation, prolungare l’impegno con la Stazione Spaziale, garantire fondi agli ultimi cinque voli shuttle (che si concluderanno anche loro in ritardo entro la metà del 2011), dare alla NASA mandato e più soldi per finanziare iniziative dell’Industria Privata per la realizzazione di astronavi commerciali adatte all’orbita bassa. In questo modo ci si potrà affrancare dalle Soyuz russe, e liberare l’Ente spaziale dall’impegno di costruire un traghetto (Orion) per la Stazione orbitale. Inoltre si daranno più fondi per l’esplorazione automatica del sistema solare, garantendo missioni importantissime come il Mars Science Laboratory (2011) e la missione sull’Oceano ghiacciato di Europa.

Con questa decisione quindi, la NASA avrebbe più fondi e più tempo per studiare un programma d’esplorazione umana che abbia degli obiettivi precisi e Constellation, non sarà cancellato ma, in realtà, riorganizzato per missioni esplorative precise come lo studio degli asteroidi e, perché no, lo sbarco su Marte.

Tutto ciò sposterebbe l’orologio dell’esplorazione del sistema solare avanti con un eventuale ritorno dell’uomo sulla Luna non prima del 2030, ma con mezzi decisamente più adatti e consoni alla esplorazione dello spazio nel terzo millennio, lasciando l’orbita bassa terrestre alle industrie private, ed al turismo.

E’ una ottima idea, se pensate cosa è accaduto al volo aereo dai Wright in poi. Infatti se il Governo avesse impedito ai due fratelli di commercializzare al loro idea, oggi non avremmo una fiorente industria aeronautica, la possibilità di raggiungere con velivoli di linea ogni punto del pianeta, ne la disponibilità di velivoli commerciali d’ogni tipo, sicuri ed a basso prezzo, vantaggi che può dare solo la Legge del libero mercato.

Decisamente quindi, la proposta di Obama non costituisce un passo indietro, ma in realtà rappresenta una pianificazione ragionata su ciò che si deve fare in un futuro.

Naturalmente fra il dire e il fare ci sono di mezzo interessi enormi. I Senatori che rappresentano gli Stati maggiormente coinvolti nell’industria spaziale sono contrari a questa idea preoccupati per i posti di lavoro delle Industrie che hanno contratti con la NASA, inoltre, lasciare l’orbita bassa ai privati (al momento praticamente inesistenti) significherebbe lasciare la leadership dello spazio alla Russia ed a paesi emergenti come Cina e India, un aspetto certamente non da sottovalutare in termini di Mercato Globale e, sopratutto posti di lavoro.

 

  Stefano CAVINA