Gli EDITORIALI

di Stefano CAVINA

 

 

Alla ricerca del Santo Graal

 

A quarant’anni dallo sbarco sulla Luna, la NASA continua a fare studi per una missione umana su Marte, un’esplorazione che oggi, come nel passato, è vista dall’Ente spaziale come una sorta di “ricerca del Santo Graal”, per le centinaia di progetti fatti nel corso dei decenni senza mai raggiungere l’obiettivo.

Nonostante gli enormi progressi tecnici e scientifici e le conoscenze acquisite sul pianeta rosso, affrontare un’esplorazione di questo tipo rappresenta una sfida psicologica e tecnica immane. Una sfida ancor più grande di quella affrontata negli anni sessanta del secolo scorso per giungere sulla Luna. Sarà psicologica, perché il viaggio di trasferimento durerà mesi, un periodo nel quale l’equipaggio si troverà costretto a convivere, in spazi ristretti, creando così una sorta di casa spaziale del “Grande Fratello”, e tecnica, perché le incognite su Marte sono ancora molte e non riguardano solo l’effettiva possibilità di produrre acqua, ossigeno e carburanti in loco utilizzando il ghiaccio presente poco sotto la superficie, ma anche per i pericoli reali delle radiazioni che bersagliano continuamente il pianeta, e per quelli potenziali di patogeni alieni che possono essere causa di misteriose malattie. Per ridurre i tempi del viaggio di trasferimento Terra-Marte, pur continuando gli studi sui motori a propellenti chimici, in questi ultimi anni la NASA sta ripensando ai motori nucleari.  Non i modelli studiati negli anni ’60 e ’70, ma quelli d’ultima generazione, innocui al lancio, perché si utilizzerebbero sempre combustibili convenzionali ma utilizzabili nello spazio, ed in grado di ridurre molto i tempi di viaggio e quindi di convivenza ed esposizione alle radiazioni cosmiche e solari, grazie al loro alto impulso specifico, che permetterebbe di raggiungere velocità cosmiche maggiori di quelle ottenibili con i classici motori chimici. Per lo sbarco su Marte servirà una navicella aerodinamica, magari dotata di corte ali, così da permettere un atterraggio frenato da razzi. Finita la missione, il motore per l’ascesa e il ritorno verso Terra, in un viaggio che questa volta durerà almeno sei mesi, si potranno utilizzare motori a razzo di nuova generazione, funzionanti a metano e ossigeno, un gas che si può ricavare facilmente dalla CO2 presente nell’atmosfera marziana. Per consentire l’esplorazione sarà indispensabile l’invio anticipato sulla superficie di navicelle cargo che trasporteranno gli habitat per gli astronauti, e una grande quantità di sistemi di riserva e mezzi mobili. Saranno, inoltre, inviate navicelle d’emergenza per garantire il rientro agli esploratori in caso di problemi alla navicella principale, quella che li ha sbarcati sul pianeta. Gli habitat saranno automatizzati ed in grado di creare acqua e ossigeno dal suolo marziano in modo autonomo, restando pronti nell’attesa dell’arrivo degli esploratori. Serviranno almeno due missioni cargo con gli stessi componenti per creare due avamposti. Queste basi faranno da rifugio e da punto di passaggio nella esplorazione.

I calcoli attuali prevedono l’invio di almeno 800 tonnellate di materiali, e tutto appare difficile se si considera che il futuro Ares-V, ha la capacità di portare in orbita terrestre carichi di 180 tonnellate. Ecco quindi la necessità, come già fatto nel passato per Apollo, di lavorare sulle componenti per ridurre il carico all’essenziale, calcolando solo il materiale necessario a salvaguardare la sicurezza degli astronauti nei due anni che trascorreranno sul pianeta.  L’equipaggio sarà composto da sei membri, che raggiungeranno l’orbita terrestre con un Ares-I per poi trasferirsi a bordo di un Ares-V ed iniziare il fantastico viaggio.

Durante i mesi di trasferimento saranno indispensabili tecniche di riciclaggio, così come creare delle piccole serre per fornire verdure fresche. Queste metodologie saranno affinate sulla Stazione Spaziale Internazionale, mentre equipaggiamenti, habitat e semoventi saranno collaudati sulla Luna, il cui obiettivo resta per la NASA di sbarcarvi entro il decennio del 2020.

Oltre al comandante l’equipaggio sarà formato da esperti in vari campi scientifici e tecnici a loro volta preparati ad affrontare ogni tipo di eventualità su Marte dato che le comunicazioni verso Terra hanno un gap fra domanda e risposta 40 minuti.

Come vedete sulla carta tutto appare fattibile, ma ad oggi ancora non esiste un piano preciso a meno che Cina,  Russia o India non agitino le acqua con piani non ancora rivelati. Infatti, lo sviluppo delle tecnologie necessarie all’esplorazione di Marte, costituisce un investimento molto appetibile in un Mercato Globale sempre alla ricerca di nuovi sbocchi di guadagno.

 

Alla fine potrebbe essere proprio il profitto e non il sapere scientifico che porterà il primo essere umano ad esplorare Marte.

  Stefano CAVINA