EDITORIALE

di Stefano CAVINA

   

LE PRESIDENZIALI E IL FUTURO DI MARTE

  

Fra pochi giorni sapremo chi sarà il prossimo Presidente degli Stati Uniti d’America, ma certamente non è l’aspetto squisitamente politico della questione che può interessarci ma quello del destino dei programmi spaziali della NASA che, ad oggi appare l’unica agenzia spaziale in grado di preparare e condurre in modo pragmatico la grande avventura umana nel cosmo. In  gioco non solo la “Nuova Visione Spaziale” della NASA, dettata seppur svogliatamente dal Presidente uscente, quanto migliaia di posti di lavoro legati al destino di industrie grandi e piccole che ruotano intorno alla esplorazione dello spazio e dei pianeti.

 

A questo proposito è stato di grande interesse il dibattito pubblico che si è svolto il 14 ottobre fra Lori Garver, rappresentate del sen. John Kerry ed ex amministratrice associata alla NASA per la politica e la pianificazione, e Frank Sietzen, popolare giornalista aerospaziale che ha parlato per conto del Presidente Gorge Bush. Il “faccia a faccia” si è prolungato per ore davanti ad oltre cento astanti fra addetti ai lavori, scienziati, giornalisti e rappresentanti di industrie aerospaziali.

 

L’incontro ha illustrato il “pensiero” dei due avversari nel confronto della esplorazione spaziale, ed ha evidenziato in modo chiaro che se la corsa alle presidenziali fosse vinta dal senatore Kerry, la “Nuova Visione Spaziale” indicata da Bush sarebbe messa completamente da parte. Si allontanerebbe così la speranza di un ritorno dell’uomo sulla Luna e di uno sbarco su Marte entro il 2030. Sicuramente una sconfitta per l’esplorazione spaziale umana.

 

Il senatore Kerry infatti vuole rendere la NASA indipendente dagli obiettivi del Governo, indirizzandone gli investimenti allo scopo di rafforzare la sua solidità e credibilità internazionale. Ovviamente continuerà il sostegno all’esplorazione del sistema solare con sistemi “automatici” e la ricerca per una maggiore collaborazione con patners stranieri. In parole povere, per quanto riguarda l’uomo, si continuerebbe a fare ciò che si è fatto negli ultimi trent’anni, girare “in tondo” intorno alla Terra!

 

Se Bush fosse riconfermato invece, sarebbe esplicitamente riconfermata la sua “Visione” di una agenzia spaziale occupata ad una esplorazione spaziale a tutto campo, dove gli uomini sarebbero impegnati in prima linea, protagonisti ed esploratori del Cosmo. Ma, ad onor del vero, dobbiamo ricordarci che di questa “Visione” il Presidente Bush non ne ha più accennato dall’inizio di quest’anno, e che da allora la stessa NASA è apparsa più impegnata a mantenere occupate le proprie “poltrone” a tronfi politici che a lasciarle ad arditi scienziati.

 

Certo è che, al di là delle schermaglie politiche, una cosa è chiara: entrambe i protagonisti di questa corsa alla Presidenza degli Stati Uniti non hanno le idee molto chiare sul futuro della esplorazione spaziale tanto che nei loro incontri “faccia a faccia” non ne hanno mai parlato. Forse sono prigionieri di questo “maledetto” cima di terrore che da tempo stà permeando il nostro mondo, impedendo all’umanità di progredire verso mete più nobili e ardite. Viviano anni oscuri, speriamo che un nuovo illuminismo arrivi presto ad illuminarci una nuova via.

 

 

Il Direttore