EDITORIALE

di Stefano CAVINA

 

 

 

    LA VITA SU MARTE FRA SCIENZA ED ETICA

 

Con il grande successo dei rover statunitensi Spirit e Opportunity, che hanno confermato che in passato vi erano dei mari nelle regioni di “Meridiani” e “Gusev”, si apre un nuovo capitolo nell’esplorazione di Marte. Ma la finestra che i due rover hanno aperto sul passato di queste due regioni ha reso ancor più fitto il mistero che avvolge l’evoluzione di questo pianeta.

 

I campi di Jarosite scoperti da Opportunity non solo provano che una volta la regione di Meridiani era sotto il livello del mare, ma costituiscono, come già sul nostro pianeta, una potenziale fonte di nutrimento per molti tipi di micro batteri esotici che si nutrono di solfati. Ma se questi esistono come li potremo trovare? Gli scienziati hanno già la risposta.

 

Considerando che il pianeta è costantemente sferzato da radiazioni ultraviolette che ne sterilizzano la superficie, è al disotto di questa che dovremo cercare per trovare eventuali forme di vita. Qui,  al riparo dalle micidiali radiazioni, in presenza di ghiaccio o pozze termali, in fratture del terreno, cavità, antichi condotti vulcanici e grotte, potremmo trovare nicchie di vita aliena. Ambienti dove potenzialmente la vita marziana può essersi rifugiata quando il clima del pianeta è cambiato, ed essersi conservata, forse anche evoluta in forme più complesse sia nel mondo animale che vegetale. Questa non è una condizione fantascientifica, ma solo uno dei possibili scenari che i primissimi esiti delle missioni MER hanno prepotentemente riproposto.

 

In questo momento, alla NASA, sono già in preparazione le missioni dei prossimi sei anni quali il Mars Reconnaissance Orbiter (2005), il Phoenix Mars lander (2007) ed il Mars Science Laboratory Rover (2009).

 

Ma le missioni di Spirit e Opportunity, con i loro risultati, stanno quotidianamente riscrivendo i programmi della NASA, indicando cosa e dove andare a cercare, soprattutto ora che l’Agenzia ha ricevuto il mandato Presidenziale di studiare la possibilità di far sbarcare l’uomo sul Pianeta Rosso entro i prossimi trent’anni.

 

Occorre quindi che, quanto prima si appresti una missione esplorativa in grado di raccogliere campioni in profondità e riportarli sulla Terra. Una missione in se pericolosa, perché comporta potenziali pericoli di contaminazione. Di Marte da parte di agenti terrestri sfuggiti alla sterilizzazione, e della Terra se microbi alieni dovessero venire accidentalmente a contatto con la nostra biosfera. E’ per questo motivo che da tempo il laboratorio AMES della NASA studia il problema della prevenzione e della quarantena dei campioni di suolo marziano che nei prossimi anni riporteremo dal pianeta. Lo stesso problema poi si pone per la salvaguardia della salute dei componenti degli equipaggi delle future missioni esplorative.

 

In questa direzione si sta già muovendo l’Agenzia Spaziale Europea con il progetto ExoMars, un rover di 200 chilogrammi che sarà appositamente progettato per trovare forme di vita aliena direttamente sul pianeta, evitando quindi gli eventuali pericoli di contaminazione. Il rover, ed il suo carico scientifico chiamato “Pasteur”, arriverà su Marte nel 2009 e sarà in grado, fra l’altro, di trivellare la superficie fino a due metri di profondità per poi analizzare, alla ricerca di micro organismi, i campioni portati in superficie.

La scoperta delle vita su Marte comporterà naturalmente un altro problema da risolvere, quello etico. La risposta alle domande fatidiche e cruciali, se su Marte in passato è mai comparsa la vita, e se questa può esistere ancora oggi non avrà solo conseguenze scientifiche rivoluzionarie, ma coinvolgerà in modo ancor più radicale lo stesso pensare e credo religioso dell’umanità. La scoperta di vita aliena costituirà una sorta di Rivoluzione Copernicana, che potrà essere superata solo se l’umanità riuscirà ad uscire dall’egocentrico preconcetto dell’unicità delle nostre vite.

 

Non ci resta che aspettare i prossimi anni per avere una risposta alle nostre curiosità ed ai nostri dubbi.