EDITORIALE

di Stefano CAVINA

   

 

VITA E MORTE DI DUE BRAVI “GEOLOGI”

 

Finita la loro missione primaria di 90 sol, i due rover stanno “vivendo” da due mesi la loro prima “missione estesa” (pianificata per un totale di 150 sol). Quello che queste due meravigliose macchine ci stanno regalando, grazie ai team che le dirigono, è un inestimabile, prezioso ed imprevisto supplemento d’informazioni scientifiche, che nessuno, sinceramente, sperava di ottenere. Ora i rover funzionano al meglio, grazie al nuovo “programma di sopravvivenza” che consentirà loro di risparmiare energia elettrica per affrontare il prossimo autunno marziano. Certo qualche “intoppo” si è già manifestato con piccoli, ma facilmente risolvibili problemi di software e di percorso (facilmente per modo di dire se teniamo conto della complessità delle apparecchiature, della distanza e delle problematiche di trasmissione). In questo condizioni Spirit è arrivato, dopo un viaggio di oltre tremila metri, ai piedi delle colline Columbia e si appresta ad esaminare le “prime” montagne marziane. Dall’altra parte del pianeta Opportunity  sta studiando “Endurance”, un cratere dalle dimensioni di un campo da calcio, le cui grandi stratificazioni potrebbero raccontarci una storia dell’acqua di Meridiani Planum più antica di quella fino ad ora scoperta. Sarà una analisi rischiosa da condurre sul bordo interno del cratere, la cui inclinazione di che potrebbe far scivolare il rover al suo interno restandone definitivamente intrappolato.

 

Certamente la prima missione estesa, di cinque mesi, è un lasso di tempo che supera i parametri per cui le macchine erano state collaudate, ma al momento stanno funzionando così bene che la NASA sta già pensando, in modo ottimistico, di porre i rover in “letargo” per glaciale il periodo invernale marziano, per poi “risvegliarli” a primavera e continuare così l’esplorazione.

 

Ma fino a quando le due macchine funzioneranno? Impossibile saperlo con esattezza. E’ per questo che, nonostante l’impegno profuso e la fiducia nelle due macchine, fin dal termine della missione primaria i componenti dei team che si occupano dei rover, vivono giorni di apprensione.

 

Gli scienziati sono consapevoli che i due robot potrebbero soccombere all’ostile cima marziano da un momento all’altro. Non è dato a sapere di “morte” moriranno, la fine potrà essere lenta, con i pannelli solari impolverati che non più saranno in grado di caricare le batterie a fondo, oppure per il diminuire della efficienza delle batterie stesse, sottoposte a continui cicli giornalieri di ricarica. Ma la fine potrebbe giungere anche improvvisamente, ed una mattina i rover potrebbero non dare più segni di funzionamento. E’ questo che più temono i “ragazzi” dei team perché anche se sono solo delle “meravigliose” macchine si sono un po’ tutti affezionati a questi bravi geologi meccanici, ed in fin dei conti pure noi ...

 

 

Colgo l'occasione nel ricordare ai lettori che il primo di luglio l'astronave Cassini, dopo anni di pellegrinaggio spaziale finalmente, si metterà in orbita intorno a Saturno, apprestandosi a sganciare verso Titano, alla fine di quest'anno, il lander Huygens.

 

Il Direttore