EDITORIALE

di Stefano CAVINA

   

“Magic Carpet” e la vita su Marte

 

In otto mesi di studio, cinque più di quanto programmato dal loro arrivo su Marte, Spirit e Opportunity hanno già risposto al principale quesito per cui erano stati costruiti: trovare prove che su Marte, un tempo, l’acqua scorreva libera in superficie. Sulle “Columbia Hills” Spirit ha scoperto un insolito affioramento minerario, la cui composizione chimica è stata chiaramente alterata da un lento e persistente contatto con l’acqua. A sua volta Opportunity ha trovato evidenze che, anticamente, un mare ricopriva la regione di Meridiani. Alla luce di queste scoperte se “ieri” pensare che Marte potesse aver avuto forme di vita primordiali era solo una semplice speculazione, pur se supportata da innumerevoli indizi, “oggi” gli scienziati sono certi che sul pianeta vi siano state le condizioni ideali per lo sviluppo della vita. Quello che ancora manca è la prova inequivocabile che sia esistita e che, molto probabilmente, ancora oggi sopravvive. E’ chiaro che la scoperta di una vita aliena avrebbe una valenza filosofica così grande, da essere paragonabile ad una nuova “Rivoluzione Copernicana”. Non più la centralità della biosfera terrestre ma la certezza che essa sia sparsa in tutto l’universo. Non sono però al momento i risvolti filosofici ad interessarci, ma l’enorme importanza scientifica di una simile scoperta che ci permetterebbe, per la prima volta, di confrontare l’evoluzione della vita su due pianeti diversi e scoprire se, in caso esistessero delle similitudini, queste possano essere nate dalla comune “semina” accidentale di aminoacidi e proteine extraterrestri portati da comete e meteoriti (panspermia), oppure si è evoluta in ugual modo su entrambe i pianeti perché le condizioni chimiche, geologiche e climatiche hanno indotto la vita ad adattarsi nello stesso modo pur se su mondi diversi. Noi sappiamo che non saranno Spirit e Opportunity a darci queste risposte. I due “magnifici” non sono dei biologi, ma solo due ottimi geologi, il cui compito non è dare la caccia alla vita marziana, ma trovare prove sul passato “umido” del pianeta. Ciò nonostante i loro quotidiani rapporti dal Pianeta Rosso ci hanno permesso di veder il pianeta anche sotto altri aspetti, mostrandoci a volte immagini strane ed intriganti. Ed è su alcune di queste che vorrei concentrarmi.

 

Il misteri di Meridiani Planum

 

Quando il buon Schiaparelli voleva dire cose non scientificamente provate, diceva sempre di volare “sulle ali dell’Ippogrifo”, ed è’ parafrasando il celebre astronomo che in questo editoriale, voglio anch’io volare con le ali della fantasia per rilanciare alcune interessanti congetture che, da alcune settimane, circolano negli ambienti scientifici americani. Mi riferisco alle ipotesi nate dall’esame visivo di alcune immagini, i cui intriganti contenuti non sono stati chiariti neppure dagli scienziati che le hanno esaminate. Mi riferisco alle fotografie delle tracce lasciate delle ruote del rover Opportunity, dove si vedono chiaramente sottili righe di colore chiaro proprio dove il battistrada è penetrato con forza nel suolo. Questa curiosità del suolo di apparire chiaro se pressato, aveva convinto gli scienziati a far scavare al rover delle piccole trincee per esaminare quale sostanze potesse essere. Dagli esami dagli elementi contenuti sotto il primo strato di sabbia però, non è mai apparso nulla di chimicamente insolito. In un’altra foto si vede lo stesso materiale chiaro nel luogo dove, un attimo prima, lo spettrometro Moessbauer vi era stato spinto per effettuare le sue analisi. Esistono poi altre immagini inconsuete, che mostrano strane chiazze nei punti di contatto degli airbags del lander di Opportunity, con il suolo marziano. Una in particolare ci mostra una curiosa rugosità superficiale, creata dallo sgonfiamento degli airbags e dal loro successivo ritiro che somiglia in modo incredibile alla forma che assuma un tappeto quando lo spingiamo in avanti con un piede, e questo si raccoglie ammucchiandosi.  “Magic Carpet” (tappeto magico) così è stato chiamato questo particolare, ma perché il suolo di Marte si comporta in questo strano modo adesivo? Non sembra che la soluzione proposta di una coesione chimica degli elementi possa essere determinante. E se il terreno fosse impregnato di acqua subsuperficiale? Oppure non potrebbe che la superficie (su Meridiani) sia ricoperta da un tappeto di resti fossili di batteri?

 

“Strizzando” il suolo marziano

 

Se teniamo conto che l’acqua su Marte si trova molto vicino al suo punto triplo, (il che significa che se esiste ghiaccio basta una leggera pressione su di esso per farlo fondere), non potrebbe essere che su Meridiani vi sia una quantità così elevata di permafrost (ghiaccio misto a suolo) che basta una piccola pressione e farlo sciogliere in acqua liquida che poi a causa delle basse temperatura superficiali gelerebbe nuovamente ma questa volta però in ghiaccio (quasi) puro e quindi chiaro rispetto al rosso suolo circostante? E poi la solidità dei bordi delle trincee scavate dalle ruote del rover, particolare che era già stato notato durante le missioni Viking, non ci fa pensare ad uno scavo fatto in spiaggia dalla paletta di un bimbo?

  

“Magic Carpet” e la vita su Marte

 

Noi sappiamo che Marte possiede acqua, sostanze organiche ed energia. Tutti elementi che concorrono senza alcun dubbio alla sostenibilità di una vita batterica. Secondo David McKay, capo del dipartimento di astrobiologia del  Johnson Space Center (NASA) di Houston, in Texas, la strana coesione di  “Magic Carpet” potrebbe derivare dalla presenza superficiale di un tappeto organico di batteri fossili. Infatti anche da noi sulla Terra in determinate zone si assiste alla formazione i simili strutture che risultano poi essere i residui fossili di una infinità di microscopici batteri. Già fossili in superficie ma ormai nessuno esclude che sul pianeta vi sia la vita almeno a questo livello. Tutti ne sono convinti ed il prossime missioni di superficie ce ne daranno la conferma.

 

 

 

 

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